Giugno 2021

 
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Chiangrai, Giugno 2021

Carissimi,

anche stavolta vi devo inviare la consueta lettera di metà anno via posta elettronica. Siamo contenti di sapere che in Italia il virus è sulla difensiva e che si vedono grandi progressi nella lotta alla pandemia. Non così qui da noi dove, purtroppo, i contagi aumentano continuamente nonostante le autorità siano molto impegnate a contrastarli. Per poter entrare nella nostra provincia di Chiangrai è necessario la vaccinazione completa e io ho dovuto fare appello alle autorità per evitare le due classiche settimane di quarantena: per i miei impegni e per il lavoro che devo svolgere non sarebbe stato possibile stare fermo così a lungo.

All’emergenza sanitaria si somma poi una grande confusione sull’apertura delle scuole, la pandemia ha scombinato programmi e scadenze. Alcune scuole hanno posticipato di due mesi l’inizio dell’anno scolastico e la nostra ha aperto in ritardo di un mese, a metà giugno, con l’obbligo per tutti i bambini di due settimane di quarantena. Per non lasciare indietro nessuno, il Centro si è premurato di organizzare l’apprendimento on-line fornendo il materiale didattico necessario e dando tutta l’assistenza possibile.

In tanta incertezza sul futuro e tanta negatività, sicuramente questi quasi 17 lunghi mesi di Covid ci stanno lasciando anche degli insegnamenti buoni: penso all’altruismo di tanti “martiri della carità” che non hanno esitato a sacrificare anche la vita per aiutare i malati e coloro che avevano più bisogno. Nel buio, nelle difficoltà, l’Uomo dimostra sempre di essere in grado di accendere una luce e di mostrare il suo lato solidale e comprensivo.

Il primo giorno di scuola si è svolto sotto una pioggia insistente che, insieme alle precauzioni sanitarie, hanno complicato un po’ tutte le procedure di registrazione. C’era la consegna del vestiario e del materiale scolastico, le mascherine, i termometri per misurare la febbre, le procedure burocratiche... e pioveva, pioveva. Ecco, io quel giorno ho avuto modo di osservare anche i gesti più piccoli dei bambini, il loro atteggiamento, e ho capito una cosa bellissima: che i bambini sono già naturalmente evangelizzati, soprattutto negli aspetti dell’accoglienza. Seguivo con lo sguardo il bambino più piccolo appena arrivato, era sperduto, forse un po’ spaventato da quel trambusto e dagli adempimenti che non conosceva. Altri erano intimoriti o a disagio, ma subito uno dei più grandi lo prendeva per mano e lo istruiva come fare, lo accompagnava in ogni passo e lo rincuorava col suo sostegno e la sua presenza. Un braccio attorno al collo e via insieme verso la consegna di divise, scarpe, cinture, cartelle. Poi ecco l’infermeria dove misurare la febbre e prendere la mascherina sanitaria anti-Covid, e sempre il bambino più pratico seguiva quello nuovo. Se qualcuno era in difficoltà perché non trovava qualcosa, c’era pronto un altro, un altro che forse ora diventerà il suo amico della vita, che lo prendeva per mano e lo istruiva come fare.

Perché noi adulti abbiamo dimenticato queste lezioni di vita quotidiana, di altruismo, di solidarietà? Invece i bambini riescono a compiere questi atti con naturalezza innata, senza secondi fini, con bontà: aiutano il prossimo sorridendo. Io osservavo queste scene e mi dicevo che era bello constatare quanta solidarietà permeasse tutti quei bambini. Era un formicaio di duecento bambini in movimento e poi, improvvisamente, tutti si trovarono seduti in ordine, pronti per la partenza. Atteggiamenti provenienti da una cultura antica e da un innato spirito di accoglienza? Il rispetto dell’altro così diffuso nel popolo Thai?  Forse sono cose che si trovano nel DNA, registrate nei loro geni.

In un contesto simile è anche più facile indirizzare la nostra attenzione sul comandamento più grande della nostra religione perché Gesù, per indicarci la strada, ha messo al centro proprio un bambino. Vi segnalo la bellissima iniziativa delle Suore Paoline che hanno stampato un libro molto carino in thai e in inglese, dal titolo “Gesù è il mio eroe”. L’ho dato ai ragazzi più grandi che vi hanno trovato delle riflessioni inaspettate, soprattutto una: non occorre cercare quello che Gesù fa perché le sue emozioni e i suoi insegnamenti ci vengono naturalmente incontro percorrendo ogni giorno il sentiero della vita. Nelle persone, soprattutto se sofferenti e nel bisogno, che incontriamo e che i ragazzi incontrano, noi incontriamo Gesù. Non c'è bisogno di cercarlo, è lui che cerca noi. “Chi è il mio prossimo?” gli chiese il dottore della legge e Gesù iniziò dicendo: “Un uomo…”. Essere un uomo per Gesù vuol dire già essere il nostro prossimo.

Carissimi, spero tanto che per il periodo natalizio tutto ritorni normale in modo che vi possa inviare le letterine e le fotografie dei vostri figliocci come sempre abbiamo fatto.

Un caro saluto dai bambini e dai ragazzi che vi augurano, insieme a me, una buona estate.
Con riconoscenza, 

Fr. Gianni Dalla Rizza