Scuola infermieri di Bokungu

 


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  PREMESSA Frenare la fuga di cervelli dall'Africa e garantire al continente personale qualificato è indispensabile per un reale e duraturo sviluppo.
Il primo passo? Assicurare sul posto una formazione di qualità e fare in modo che venga spesa a vantaggio delle popolazioni locali.Attualmente ci sono oltre 300 mila africani qualificati che lavorano in Europa e negli Stati Uniti: 40 mila sono laureati. Alcuni hanno studiato nel Nord del mondo, ma il vero affare è reclutare personale formato in loco con costi inferiori ad 1/3 di quelli che sarebbero stati necessari per la formazione nei nostri Paesi. L’Inghilterra, ad esempio, grazie all’ingaggio di medici e infermieri africani, ha risparmiato 85 milioni di euro: la cifra che avrebbe speso per formare quel personale. E così il Nord del mondo ride e il Sud continua a piangere. In Africa la situazione sanitaria è drammatica: la mortalità infantile è altissima e spesso la gente muore a causa di malattie banali per l'impossibilità di ricevere un'educazione igienico sanitaria e cure adeguate. Mancano ospedali, farmaci e sopratutto manca personale medico e infermieristico. In questo contesto la tratta dei camici bianchi è un vero e proprio furto che ostacola qualunque possibilità di sviluppo di un Paese. Per fermare questo dramma e garantire che le risorse impiegate per formare personale sanitario tornino a beneficio dei Paesi del Sud del Mondo, migliorandone il livello di salute e la sopravvivenza, è necessario operare su diversi fronti che vanno attivati quasi contemporaneamente: 1- Una formazione gratuita e di qualità. 2- L'obbligo morale, con un impegno sottoscritto da parte di chi viene sostenuto agli studi, di spendere almeno 10 anni della propria vita professionale nella realtà presso la quale è stato formato.
3- Garantire strutture sanitarie adeguate presso le quali svolgere il proprio lavoro.
4- Assicurare una giusta remunerazione professionale.   Per questo L'OPAM  ha avviato un progetto pilota in una delle zone più povere e difficili della Repubblica Democratica del Congo, uno dei 3 Paesi al mondo in cui più alti sono i tassi di mortalità.      IL TERRITORIO E LA SITUAZIONE SANITARIA L'area selezionata è il territorio della Diocesi di Bokungu-Ikela nella provincia dell’Equateur. È una zona di foresta equatoriale vasta 42.000 kmq, penalizzata dal suo grave isolamento geografico. La popolazione di oltre 600.000 abitanti versa in condizioni di estrema povertà. Il reddito pro capite è inferiore ad 1 $ al giorno. La situazione sanitaria è caratterizzata da un'eccessiva morbi-mortalità che fa considerare questa come area di emergenza sanitaria. Infatti il tasso di mortalità netto per una popolazione stabile in un PVS è stimato intorno allo 0,5 per 10 mila persone al giorno (nei paesi industrializzati è 0,3). Un tasso superiore all’1 per 10 mila indica uno stato di emergenza. In questa zona il tasso complessivo di mortalità è di 2,3 per 10 mila persone al giorno: una vera catastrofe sanitaria.
Le malattie più diffuse sono quelle proprie dei PVS che hanno un’elevata incidenza in questa zona: malaria, filariosi, diarree, infezioni respiratorie acute, malnutrizione, morbillo, problemi legati alla gravidanza e al parto, HIV/AIDS, tubercolosi. La malnutrizione interessa il 12% della popolazione. La mortalità infantile è di 120 morti su 1.000 nati vivi. I parti assistiti sono solamente il 28%.
  Il territorio è suddiviso in 5 zone sanitarie. In seguito infatti all’impossibilità dello Stato di rispondere agli enormi problemi sanitari, è stata stipulato un accordo fra il governo e le diocesi per demandare a queste la gestione della maggior parte delle strutture sanitarie. Il “Bureau Diocésain des OEuvres Médicales” (BDOM), l'organo di gestione della sanità nella diocesi, deve farsi carico totalmente di 4 delle 5 zone sanitarie (Busanga, Bokungu, Ikela e Yalifafu), vale a dire: di 48 dispensari, 15 ambulatori di zona, 15 centri nutrizionali e 2 ospedali generali, uno a Bokungu e l’altro a Ikela. Lo Stato contribuisce esclusivamente con lo stipendio di 10 € al mese agli infermieri, che la diocesi è costretta ad integrare per evitare che il personale si trasferisca a Kinshasa o all'estero per poter vivere dignitosamente.   Secondo le normative dell’OMS è prevista la presenza di almeno 2 infermieri per ogni Centro di Sanità e di 16 per ogni ospedale delle dimensioni di quelle di Bokungu e Ikela. Applicando queste norme il territorio di Bokungu-Ikela avrebbe bisogno di almeno 276 infermieri per garantire il servizio a tutte le strutture sanitarie locali già esistenti e assolutamente sottodimensionate per i bisogni sanitari della zona. Attualmente dispone solamente di 60 infermieri la maggiorparte dei quali autoformati e privi di un titolo valido per esercitare la professione. In media dunque per centro sanitario è di 0,5 infermieri. Le scuole per infermieri si trovano molto distanti: I.T.M. Boende (235 km), I.T.M. Kisangani (>500 km), I.T.M. Mbandaka (>700 km), I.T.M Djolu (>220 km) e non esistono strade percorribili con automezzi. Tale situazione non solo rende ardua la formazione del personale ma rende difficoltoso il reclutamento da altre zone, visto l’isolamento geografico del territorio e l’arretratezza delle sue condizioni di vita che disincentivano l’accettazione di un posto di lavoro da parte di gente proveniente da altre province.
L'ITM di BOKUNGU
Per rispondere alla carenza di personale infermieristico il BDOM nel 2009 ha aperto una scuola infermieri (ITM, Institut Technique Medical) a Bokungu, che assicura al territorio in media 25 infermieri di classe A2 l’anno.   Il corso per infermieri dura 4 anni. Nei primi tre anni le ore di insegnamento teorico sono il 65%, quelle di pratica il 35%. Il IV° anno è quasi totalmente dedicato alla pratica nelle diverse strutture sanitarie del territorio, sotto la guida e la supervisione degli insegnanti che identificano i bisogni formativi di ciascuno studente. Il titolo di studio finale, diploma di infermiere A2, è riconosciuto ufficialmente dal Ministero. Tale diploma dà accesso alla formazione di livello superiore in scienze e tecniche mediche della durata di 2 anni con laurea in infermiere A1. A pieno regime la scuola garantirà la formazione di circa 120 studenti/anno.

L'ITM è aperto a tutti senza discriminazioni di sesso, etnia, religione. Gli studenti provengono da famiglie molto povere di diversi villaggi del vasto territorio della Diocesi  e molti riescono a frequentare solo con grandi sacrifici, non essendo ancora disponibile una struttura di accoglienza. Alcuni per raggiungere la scuola devono percorrere fino a 24 km andata-ritorno a piedi ogni giorno. Altri sono ospitati dalle famiglie dei dintorni. Vista l'estrema povertà delle famiglie, per favorire l'iscrizione dei giovani al corso di studi la scuola deve essere gratuita. Per questo motivo L'OPAM ha avviato l' Adozione a distanza dei futuri infermieri.
Il sostegno degli studenti in formazione A2 copre le seguenti spese: vitto, materiale didattico e  attrezzature necessarie alla pratica, divise e libri di testo. 
  I ragazzi beneficiati dalle borse si impegnano sin dal momentodell'iscrizione ad esercitare per almeno 5 anni la professione infermieristica presso le strutture sanitarie della zona. Attraverso altri organismi internazionali si stanno cercando fondi per la ristrutturazione dei centri sanitari e la fornitura di attrezzature ospedaliere, in modo che la popolazione del territorio di Bokungu-Ikela possa migliorare il proprio stato di salute e la propria sopravvivenza.   Direttore della scuola è  Arthur One Eyenga uno dei primi ragazzi adottati che attraverso l'OPAM ha potuto completerare il percorso formativo con una laurea specialistica in scienze infermieristiche A2 e gestione sanitaria.   Vi chiediamo di promuovere l'iniziativa dell'adozione degli infermieri fra quanti conoscete. Poiché drammatica è la carenza di attrezzature ospedaliere (arredi, apparecchiature...), se avete delle segnalazioni in merito vi invitiamo a contattarci in modo da riferire questa possibilità ai diretti interessati.